domenica, 03 ottobre 2004
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Traslocando. Doveva succedere. Incauto sono stato nel tenere per me quel nome ch'era d'uopo a un blog collettivo in effetti mai concretizzatosi. Azzardato legare la mia presenza in rete ad un concetto altrui, con cui potevo mettere nel conto di trovarmi anche in un futuro disaccordo (non che lo pensassi davvero, va da sé). E questo nonostante io continui a trovare luminescenti la musica e i testi della band che ha dato nome al blog e che mi ha accompagnato in questi anni. Ho deciso una volta per tutte di disfarmene, anche se la strada che intraprendo è pur sempre transitoria: non ho ancora acquistato un dominio che mi portasse via da splinder e dalle sue splinderate.
E non riapro sotto forma di città prediletta, di squadra del cuore, di altro segno distintivo: mi gioco la faccia, niente di più essenziale. Da oggi sono su
enver.splinder.com,
già attivo e pulsante, per quanto mi è possibile dato lo stato dei bioritmi.
Non cambia assolutamente niente: template (il post è scrollato verso il basso e non in linea con la colonna dei link, ma si sistemerà, comequando le coppie moderne abitano per mesi una casa con le lampadine volanti e piena di scatoloni con gli oggetti ammonticchiati), tono, topics, avvicinamento a una prospettiva parallela di m-blog, et coetera.
Chi ha fatto la grazia di linkarmi è avvertit* di modificare il riferimento diretto. Grazie a tutt* per questi quasi 45mila contatti, mediante il presente URL ho conosciuto persone fantastiche che conto di ritrovare nella nuova, identica casa. Il cavatappi è già sul tavolo, una compila delle mie sta diffondendo le prime note, mancate solo voi...
Enver ha esaurito le damigiane alle | 14:22 | commenti (6)
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martedì, 21 settembre 2004
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breaking update :: BAT - TE - RIA - RI - CA - RI - CA - BI - LE!
E' ufficiale. Benty, ElRocco e io siamo dei pazzi. Per saperne di più, recatevi nei commenti a questo post del greco di Fabriano. A voi giudicare se necessitiamo della camicia di contenzione, o se piuttosto, come qualcun* autorevolmente adombra, non sia uno scandalo che tali lucide energie vengano riversate in spazi così poco produttivi, o non merito un posto di lavoro che impedisca almeno a me di combinare tali sfracelli contro l'humana ragione.
Per un mio post 'serio', attendere prego, magari solo poche ore. Non sono nella disposizione di pensiero (e di fisico, aggiungo) per esternare. C'entra anche la blogosfera, i tanti cambiamenti, alcuni scontri dialettici tra le varie anime che albergano nei miei 58 kg --sono anche ingrassato, maledizione. C'entra l'estetica, la volontà di essere preciso, e anche di volere un po' di bene a me stesso, per quello che mi sono imposto di essere. Tranquill*. è già capitato a settembre dell'anno scorso. Solo che non lo sapevate, mentre leggevo tanti dei blog che ora sono linkati a destra, e ascoltavo in loop Colleen. Non mollo la situazione, non per adesso. Forse cambierò piattaforma, perché il tempo delle mele e della réclame è finito, e quello di Enver è ancora da cominciare.
Enver ha esaurito le damigiane alle | 12:50 | commenti (23)
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mercoledì, 15 settembre 2004
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Cosa ci vuole a fare un m-blog? Niente, se prendi a prestito i link dalla Rete. Giusto per fare qualche esempio:
'Claudia' del M° Pregadìo, nella versione Joyello Cheesy Orchestra, come appetizer
'His way through UK (it seems ok)', sebastianata dei trevigiani Mr60
'Jessica Pancakes' dei The Parcels, talmente twee che si sono sciolti
'Discotto Plastique' di Hong Kong Counterfeit, casiotronica a manetta (gli ultimi due links li devo allo spirito guida Nepo)
...tutto ok, ma se io volessi inserire un pezzo presente nel mio solo hard disc, tipo qualcosa grabbato da cd audio introvabile?
Ai curiosi del bastard-pop segnalo Ricordi Bastardi, compila scaricabile contenente ibridi di pop italiano e anglosassone.
Si avanzano spunti conviviali. Da Benty, nei commenty, rimbalza l'idea di una partita di pallone fra blogger. Eviterei uno scontro "splinder vs. blogspot", stante che là tenevo il mio primo archivio di servizio, quello con le scalette, copiando spudoratamente i guru... conto molti amici in quelle file... ecco, se segnassi (ne dubito, vista la mia posizione in campo e la mia confidenza quasi nulla col goal) non esulterei...
A me piacerebbe invece una 'allnight blogger-djs', un'ora o anche meno a testa per piazzare su i dischi, in un locale o meglio in un ambiente privato. So che ne sono già state fatte, più di qualcuna, ma non fa mai male... Vedo di darmi da fare a reperire una location, in tempi non biblici.
Inaugurator strikes again. Sabato, il giorno 18, sarò a Treviso in vicolo Carlo Alberto 1 per fare andare i cursori in occasione della vernice di uno spazio-galleria. Dalle 18 a quando se ne avrà voglia e motivo.
Why oh why. 'Other directions' di Nicola Conte, on air mentre scrivo, è entrato in hit parade direttamente al numero 8. Qualcun* mi spiega perché, cazzo? E' sufficiente un minimo di promozione mirata? Si può veramente pensare che tutto sia per tutt*?
Per favore
mondo
stai fermo
sii decifrabile.
Enver ha esaurito le damigiane alle | 19:51 | commenti (33)
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lunedì, 13 settembre 2004
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Un weekend postmoderno. Ho come l'impressione che questo post potrà essere lungo e anche divagante, se non arzigogolato. Sarebbe successo ieri, d'altronde sia Splinder che il mio pc usurato hanno boicottato.
Vi avevo lasciato che andavo a conferenziare sull'aria fritta al cineAstra del Lido, giovedì. Dopo un curioso divertissement su Venezia captata dal piano visuale dei colombi, mi sono parlato addosso davanti a 50 persone per lo più sbadiglianti, sulla logistica sugli aiuti e blablabla. Uscitone, noto in ferryboat una giovane isolana d'oggi che parlava con nonchalance a una coetanea riguardo all'imminente piercing sulla lingua. Roba che io già tre giorni prima di andare dal dentista per un controllo me la faccio addosso.
In quel mentre, pregustando il sonno de' giusti, mi squilla la boss di questa baracca qua, chiedendomi se potevo sonorizzare, la sera stessa, il post-vernissaggio di Radar Infopoint... come faccio a dire di no? Non solo per le stringenti questioni di budget, sed etiam per l'abitudine ormai invalsa a prendere parte a questi happening, nei quali chissà mai incontri la persona giusta per un futuro professionale... e invece, oltre agli artisti che sciorinavano i loro video su Venezia -gli ennesimi della giornata- nel chiostro dello splendido Telecom Future Centre, già celebrato su questi fogli, ci stava la solita, e stavolta del tutto inattesa, pletora dei presenzialisti del centro storico. Individui atomizzati che si radunano in molecole appena sentono odore di spriz. Le subcelebrità cittadine, dico. I videoartisti, i giovani scrittori, i new fumettisti, i mecenati di sinistra, i creativi, gli assistenti universitari, i produttori, gli importatori, i pusher, i consumatori, i travestiti. Codeste subcelebrità cittadine stanno a quel che si è visto là dentro come un cappotto a luglio, e contribuiscono a farmi pensare che si stia abusando di 'arte contemporanea', in giro. Dovunque mi giro. Spesso senza un austero e rigoroso senso di quello che si fa, il più delle volte come specchio per le mosche da bar, per le allodole alcooliche che lungi dal distinguersi si appiattiscono. Finito quest'odioso pamphlet, mi rimetto in carreggiata dicendo che, data la sguaiatezza dei volumi e la sproporzione dell'impianto celestiale a mia disposizione (per un'ora sono stato da solo in un quadrato colonnato, tra le mie mani una consolle principesca posata su un broccato rosso), così inusuale ed eccessiva per quel pubblico, dopo aver acclimatato con l'electro gentile ho deciso di foderare l'aria con la musica più ignorante degli Anni Ottanta, ottenendo attenzione ballo e risate finto spocchiose, interrotte dalle solerti forSe dell'ordine venute anzitempo a godersi il party a loro modo. Un party fra l'altro privo, inverosimilmente, del consumo di droghe, o almeno della loro percezione olfattiva.
Il ritorno a piedi una volta attraversato il Ponte Più Bello Del Mondo avrebbe dovuto essere piano, ma si è reso sdrucciolevole dal reincontrare la stessa micromarea in un locale di recentissima apertura (ma già hyped, a quanto pare), che il buon Cesco definirebbe sicuramente 'radicalchic': tra tagliate a venti euro accompagnate da mille salse, cocktails dai colori improbabili, abbinamenti alimentari a metà tra il Vissani più ardimentoso e i tedeschi in vacanza in riviera, le note di Blondie sparate a volume tollerato cullavano la prima notte di chi non voleva andare a dormire, conscio che di mattina non avrebbe avuto niente da fare. Fra questi, appunto, gli art-makers e i sedicenti tali, e un dodicenne sveglio, figlio del gestore di un dei locali ove ho suonato, futuro disc jockey (ha preteso dal padre l'impianto più bello in commercio come regalo per i dodici anni) e fonte inesauribile di domande a cui neanche i tecnici della Nasa saprebbero rispondere. Ebbene, questo precoce miliardario sciorina la rivelazione della serata: essendo che mi stava scadendo la batteria del mio comune, ordinario portatile, costui dice che oggi non è più necessario avere un caricabatterie collegato ad una presa di corrente elettrica: si fa con questo trabiccolo a manovella... inutile dire che per provarlo e mostrarlo al volgo suo pari mi segue come un parassita -o come un calciatore nella pubblicità Sky- girando con la manina a velocità vorticosa. Mi astengo dal dirgli che non funziona, che la corrente indotta basterà fino alla prossima calle, e soprattutto gli taccio che c'è un mio amico sul web che si pasce nella ricerca di questi prodotti. Temendo seriamente di perdere l'ultimo pullman per la laguna sud, e avendo da (far finta di) lavorare l'indomani all'alba, corro col trolley per l'inospitale selciato di San Polo e Dorsoduro, evitando di soffermarmi sulla lettura dei ciclostilati affissi che promettevano una revisione del trattato del 1866 che regalò Venezia ai Savoia, e non considerando i richiami allettanti di tre giovanotte, probabilmente spagnole, che avevano bevuto un po' troppo.
Torno la sera dopo, a spinnare dischi al Chet, buco grazioso e zebrato che promette di funzionare per tutti i prossimi mesi. Il gestore è di una cordialità unica, e lo scopro downloader... razione di spriz oltre al consentito, polpette arricchite di formaggio fuso, rosmarino e cosparse di salsa di pomodoro, francesi convinti dalla selezione imbastita al momento solo per loro.
Per fortuna sabato riesco a salire in Friuli, grazie al su nominato Cesco, e con il motivo dirimente dei SOFT CELL, che hanno performato in formazione originale alla Fiera della Musica di Azzano Decimo. Mi avvicinai ai suoni sintetici del duo tanto tempo fa, ma il primo disco intero lo ebbi solo una volta a contatto con la prima Free K House: 'Non Stop Erotic Cabaret' mi confermò che quel genere di suoni mi si confaceva d'altronde mi stavo invasando coi Bluvertigo e pezzi come 'Memorabilia' (con cui hanno aperto il concerto) e '...So' si sarebbero sedimentati negli anni e nelle playlist delle festine non autorizzate. Bene ho fatto quindi a volerci essere, soprattutto perché Marco Mandorla era in forma assai, come Jimmy Sommerville -col moniker di Bronski Beat- visto due anni fa a Marghera, asciutto e carico, pareva Linus o uno dei supergiovani della tv... solo che si percuoteva il ventre col microfono, e si frustava con un mazzo di rose... proprio non lo ricordavo, all'ormai universalmente nota tappa clodiense del Festivalbar '90... Il socio Palla ci dava dentro coi bassi campionati, ha fatto un'ora di act in un palco enorme per due persone -ma prima c'erano i Prozac+... perfino lo stesso merchandising del loro boom datato 1998, le maglie col numero 9...- tralasciando la mia favorita 'Entertain me' ma concedendo al pubblico gli hit storici Sex Dwarf, Say Hello Wave Goodbye e, vabbeh, l'abusata Tainted Love. Per fortuna il pubblico convenuto in quell'inospitale spiazzo di soli sassi conteneva un numero di dark minore di quanto temuto...
Al termine ci si è messi soddisfatti in marcia per il vicinissimo Foodstock di cui anticipavo: alla mezzanotte suonata si era ancora al terzo o quarto gruppo, in un'atmosfera caotica e dirty, di chitarre cling-anti così poco vicine al mio significato di indiepop. Ho avuto modo di vedere i Vertigine e dopo di loro una rock'n'roll band, prima di pulirmi le orecchie coi noti Franklin Delano, che avevano fra i supporters d'eccezione parte delle etichette venete, con tutte le loro distro. Dal momento che gli attesi Redworm's Farm (bellissima la copertina digipack del recente split coi Paper Chase per RobotRadioRecords di Stefano Paternoster) avrebbero suonato a notte veramente fonda, siamo tornati a Mestre con gli occhi gonfi di polvere, e il pensiero alla squadra di fantacalcio.
Ieri infatti è iniziato il campionato, e a prescindere da come finirà, cioè con l'immancabile vittoria del Milan, per me è già una rivoluzione: per la prima volta un servizio acquistato sul web funziona, trasmettendo immagini e cronaca fluida e non fotogramma-per-fotogramma. Parlo ovviamente dello streaming di RossoAlice, mediante il quale pagando otto euro a bimestre posso seguire in diretta -sfalsata invero di due minuti- i match casalinghi di dieci squadre di A e cinque di B (tra cui il VeneziaMestre!)... le mie brumose domeniche pomeriggio non saranno più le stesse, sdraiato sul comodo lettuccio di quando ero bambino, e pronto ad accogliere gli ospiti, osservando il volteggiare aereo di Emerson Ferreira Da Rosa e la sicurezza acquisita da quel(l'ex?) broccone di Jonathan Zebina...
Sono il solito illuminista. Ieri mattina scendo a prendere la nutella e altri generi di prima necessità, e mi imbatto nello sciame che va a messa. Cosa ovvia, essendo le undici della domenica. Osservando tra la folla tant* giovani mi è venuto di pensare che se io fossi un pubblico amministratore organizzerei delle laiche domenica mattina con attori, lettori, docenti, artisti, a leggere pagine importanti della nostra storia, o di opere di letteratura immortali. In piazza, così. Con un leggìo. Si chiama 'costruire una comunità', restituendo a tutti quello che a tutti appartiene. Come quel brillante amministratore di Bologna che si proponeva il 'battesimo civico' per i nuovi nati, subito sconfessato dal resto della giunta di Padre Cofferati.
Nella blogopalla. Saluto l'ingresso di un blog a firma www.indiepop.it, e l'approdo di Emiliano & Max La Pop all'm-blog, di recente esploso anche in Italia grazie alla divulgazione fattane in primis dal BDD. Mi piace ricordare che fino a poco fa anche Fluo elargiva via blog un mp3 al giorno, anche più... basta guardare il suo archivio (poi li toglieva...). Ne fossi capace, li avrei già utilizzati pure io. Ma non so nemmeno cuocere gli spaghetti.
E però... Max... non può finire qui, ma tu davvero vuoi, buttare via così, (più di) un anno d'amore?
Enver ha esaurito le damigiane alle | 15:31 | commenti (12)
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mercoledì, 08 settembre 2004
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Diario agenda. Tante cose questo weekend.
A Castelfranco Veneto riapre Basemental, un'enclave in Officina Buenaventura che si cura di dare spazio alle realtà musicali più finìtime (senti come parlo forbito), cioè a tutto quello che per complessità o audacia non trova ricezione nei soliti indie club. A dare lo start alla stagione post-estiva, sabato 11, è Ronin, aka Bruno Dorella, un combo assai suggestivo tra Calexico e mood balcanico. Dietro le quinte ci sta brother-guru Onga: una garanzia.
Sempre lui mi segnala che nella non lontana Pordenone sarà concretizzato un esperimento cui auguro ogni bene: un festival notturno che si snoda dalle 19 di sabato alle 6 di domenica mattina, con tante bands (Red Worm's Farm, Sogni Verticali, Franklin Delano, Chinaski quelle che mi piacciono di più), dj set, videoproiezioni e ovviamente, per tenersi in piedi, cappuccino. E' al Lab.s ex Cerit in via Villanova di Sotto, non lontano dal casello autostradale: nel link soprastante ogni informazione utile. Mi piacerebbe farci 'un salto': se qualcun* passa per Mestre, sia all'andata che al ritorno, mi scriva. Grazie.
A Pesaro invece l'associazione Pop-gruppo porta i MARITIME, fra i protagonisti dell'estate indiepop. Accompagnati da Tizio/Bob Corn, da tali Snailhouse e Lorenzo Pizzorno, performeranno sabato al Parco Miralfiore della città marchigiana. Il banner che chiude questo post è di Gecco.
'zzi miei. Per quel che mi riguarda, è confermato il set di venerdì al Chet in campo Santa Margherita (Venezia, ça va), di fronte all'Auditorium, appena scesi dal ponte di San Pantalon. Comincio alle 18:30 e mi tengo fino alle 23, poi lascio tutto là e vado al Lido, mondano più che mai. E' la seconda volta in 4 giorni che inauguro un locale... avverto la responsabilità ma anche quel virginale brivido nell'essere i primi. Ovviamente, in assenza del San Simone, la spilla Narcissist mi assisterà.

Enver ha esaurito le damigiane alle | 01:30 | commenti (15)
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domenica, 05 settembre 2004
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Perché carine sono tante, tutte simpatiche, ma lei è proprio gnocca...
(prologo: un po' di spiccioli dal Lido. Prime sere cannate, per carenza di agganci sul campo e stanchezza autoindotta. Entro di sottecchi a una blanda festicciola nel garden del Casino, il digei ha i miei stessi dischi di tre anni fa ma un impianto molto più bello. Io ho lo stesso impianto sgangherato di tre anni fa, ma dischi molto più riverniciati. Mi incammino verso l'Excelsior preceduto da Marina Ripa di Meana a braccetto con quel bécco del marito. Lei è assai peggiore che in tv, pare una porcellana, un cadavere. Fa schifo come quei leoni aurei in fila per sei con resto di due. Il giorno dopo mi trascino per inerzia, il mio diapositive-maker mi fa: 'pssst, guarda dentro al ristorante', e vedo NANNI MORETTI, il MIO regista, il MIO non-politico, il MIO guru non-digei... Mangia con la regista del film che ha prodotto, e altr* della troupe. Mi dico: vado o non vado? E checcazzo gli dico? Controllo almeno se mangia una sacher... no, non è sacher quello che ha sul piatto. Quando parla gesticola. Starei ad adorarlo per ore, a scrutare ogni suo movimento, a tentare di capire perché lui è Nanni Moretti e io no. Oliver mi trascina avanti, che c'erano delle operazioni da combinare per renderci più giulivi; ma stanco del giorno sabbatico decido di disertare sia la spiaggia noglobale che l'Acropolis e mi avvio all'isola principale. Non prima di aver incrociato tra l'ilarità generale Emanuele Filiberto di Savoia, e Massimo Coppola di Brand:New. La mia trilogia d'assi per la sera è calata. Ho di che raccontare, in attesa di entrare in scena. Vaporetto, downtown, ripartenza sacchiana).

I Giorni Indipendenti mi hanno, e non era così scontato dopo le defezioni celebri. Ma volevo darla vinta a me stesso, per una volta. Non andare a mettere per forza dischi a un matrimonio, per quanto un matrimonio accogliente in quanto ad audience, per prendere altri due biglietti filigranati; tenere duro, dire 'massì vedrai non sarà male', oppure, meglio: 'al limite penserai alle persone e non a quelle chitarre in fiamme'.
Ecco, è proprio là il dunque. Chissà quanti psicosociologi da baraccone televisivo verrebbero chiamati a commentare il fatto che tante, tantissime, veramente tante persone di ogni dove, di ogni ambiente preferenziale, di ogni pagina web, hanno stabilito di convenire in tale arena per saldare rapporti, rimpallarsi parole e intese, vivere il momento, anziché unicamente per auscultare scaglie di rumore grattugiato. Codesti scienziati del nulla, dio ce ne scampi e liberi, non conoscono le proprietà dell'austero e local Amaro San Simone. Ne sono assolutamente certo. Altrimenti diserterebbero le televisioni che tanto li coccolano, in occasioni di stragi in famiglia o gioiellieri omicidi.
L'amaro San Simone, retrogusto di Cynar, foriero di 'erbe e droghe' (come da etichetta posteriore) proviene dal baldo Piemonte, e ingerito alle 18 di un caloroso pomeriggio nella bassa padana, dopo che il tuo unico pasto constava di due polpette e un bicchiere di pinot, conferisce nuovi significati alle parole 'lisergico', 'empatia', 'calcio mercato greco', 'scenestering', 'puttanate'. Che flash, vedere quella bottiglia inizialmente snobbata, scivolare dalle mani padrone di EnzoP a quelle, per poco tempo ancora in Italia, di Bentygoal, fluire prima a terra poi alla chetichella di nuovo in quota, riportatavi da zio Mammara, indi(e) non si sa per quale motivo dentro la mia gola. Si arriva a dire 'la patata è di sinistra'...
E dire che suonava Mark Lanegan, anzi la Mark Lanegan band, come pare ora lui stesso voglia si dica. Almeno metà del suo act posso dire di averlo visto da sobrio, percependone la grandezza e l'autorevolezza, di scrittore di canzoni indistruttibili, con la giusta attitude a parte quei capelli tinti da industrialotto di provincia. Gli stanno stretti i minutaggi, e perfino il palco, collocato in maniera imbarazzante tra la furia fine a se stessa dei Mondo Generator, e l'esibizione dimenticabile dei Libertines, che si sono sparati il vecchio singolone Up the bracket come primo pezzo, e poi -anche a detta di loro autorevoli fan- calati di schianto.
Echissenefrega, diciamo a due voci io e il vecchio San Simone, ormai una sola entità, praticamente agghiacciati da quanto abbiamo appena visto: al termine esatto dell'esibizione di Mr. Screaming Trees, mentre i roadies si affaccendavano a testare i monitor dei punkettoni di cui sopra, un* invasat* è salito sullo stage. Nessun* l* ha fermat*, forSe dell'ordine impietrite, pubblicodighiaccio. Temiamo un sequestro, ma parla in italiano. 'Devo fare una rivelazione. Scottante. Ve la ricordate 'ragazza di blogger'? Ehm... sono io.' Da quel momento il festival non è più stato lo stesso. Tutt* ci siamo sentiti sgoment*, per aver visto le attribuzioni, i pronostici, le elucubrazioni andare in fumo, ridere beot* e dedicarsi alle parallele passioncelle, a riverire sodali di forum, a sciogliersi per quel che mi riguarda nella ssccccena veneta, presente in forze, da Marco del Jam -che riapre sicuro fino al 31 dicembre!:)- a Goodmorningboy, dalla Brain's Cat a ShyRec, da Mist e magicpie alla tenera Snowpony (finalmente!), al mio guru, e chissà quant* ne ho pers* di vista...
Questo solo vale a riempire di significato una presenza in un festival così fuori fase: il riabbracciare lettori che ormai sono amici, lo stringere mani e braccia al collo di altr* con cui mai si aveva avuto l'onore, come anche Marco 'schiaffo' Delsoldato, prima atteso, poi braccato e infine sfuggito; distribuire aulin a' bisognosi e conoscere dolci fanciulle prima della loro partenza, accettare biglietti da visita 'ioscrivo' (eh, anch'io, ma...) e spille fantastiche come la mia 'Narcissist' che ora porterò in qualsiasi indumento... Ecco, le spille. Proprio nelle pause -perché io ho considerato tali sia i mediatici Libertines che i seminali ma pesanti Sonic Youth, per i quali nutro sincero rispetto ma che non sono esattamente my cup of tea- fra i Lanegan's e la Grande Sorpresa Della Serata, ho ciondolato nell'osservare, non credo per primo, la nuova tendenza del popolo da concerto: il pingazing. Trattasi di avvicinarsi a persona recante nel vestiario delle spillette di qualsivoglia foggia e colore, e dirle scusa-posso-melafaivedere(!!!)-macheffiga-madovel'haipresa, con la conseguenza di attaccare bottoni che, opportunamente assistiti dalle alchimie imperscrutabili dell'ignoto, possono durare tutta una vita.
La Grande Sorpresa Della Serata sono, manco a dirlo, i Franz Ferdinand. Tanto da farmi dire che praticamente ho assistito al live dei Franz Ferdinand, più uno strano e anomalo supporting di Lanegan. Non che i glasgowiani non si conoscessero e non ci sfiziassero, ma ero scettico sulle loro capacità di andare oltre il semplice diritto al volume alto delle casse di questo pc, o di un locale che mi accorda la sua carta bianca. Sapevo di aver bisogno di una prova live, da affrontare con un sentimento di curiosità e apertura a tutti gli esiti. Ebbene, i fashion boys del 2004 hanno cancellato presto le mie perplessità, proponendosi con veemenza e impeto fin dal primo giro di interplay, promettendo e mantenendo che per quell'ora non ci si sarebbe fermati un solo attimo. Inutile dire che Take Me Out e Matinée sono state colonna sonora cantata dai più (la seconda me la sono portata dietro fino all'uscita, e in auto, e al risveglio), ma la versione di Auf Achse merita una parola di più, talmente enveriana con quell'intro di synth, e pure così gorgogliante al suo interno. Quadrati, incessanti, scenici, sboroni. Una sezione ritmica da paura. Come gli Interpol, per intenderci. Il mio referente nel mondo del citazionismo vintage mi ha snocciolato i nomi 1979-84 da cui gli scozzesi prendono le mosse, e nella mia mente mi dicevo sicuro che i Franz Ferdinand non sono un fuoco di paglia, ma hanno i numeri per durare oltre un prossimo album, o almeno così sono propenso a sperare. Altro che la fuffa white striped, o le insolenze garage: l'eleganza e la coerenza fanno ancora discrimine.
Al termine della baracca, avvistisi dell'assenza di un merchandising firmato FF, ci si concedono gli ultimi baciabbracci mentre un nerboruto ragazzo colorato ci spinge all'uscita (dove ore prima ho appreso che qualcuno si era scannato con le guardie e coi loro manganelli): 'domani ti linko', è il saluto del blogger. La marea sciama costeggiando improbabili autoscontri, riffe, tiri al peluche, ristoranti indiani e di pesce, piste da ballo su cui risuonano Cicale della Parisi e Boys di Sabrina, finché veniamo spinti a forza alla tenda Estragon, dove stanno performando i Radio 4, ennesimo ensemble della nidiata newyorkese del nuovo (?) funk bianco, dopo Chk Chk Chk e Rapture e quei felini da ballo cadenzato che tanto piacciono alla nostra espertona;)
Cantando 'Matinée', insegnandola a chi non la conosceva, ci si avvia indolenziti per la Stalingrado tutta, alla ricerca di un'auto parcheggiata che pareva in primis molto più vicina. Si arriva a Movieland col cervello ancora deflagrato dalla condensa di momenti-top vissuti a Fèlsina. Chi l'avrebbe detto, a trent'anni, di sentirsi così umani, e di credere veramente che noi siamo uno, soltanto unooo...
Calendarietto. Prima o poi li farò, tipo quelli che consegnavano i medici condotti. Per intanto, martedì inauguro le serate ad 'Altrove', lungo bar colorato in Campo San Silvestro, a un passo (e una fermata di battello) da Rialto. Venerdì spero -non ci dovrebbero essere problemi- di avere la stessa opportunità al 'Chet', piccolo ma grazioso jazz-oriented corner in Campo Santa Margherita, di fronte all'auditorium. Entrambi i set saranno ispirati, manco a dirlo, alla Mostra del Cinema. Quindi soundtracks a go-go, non solo loungey.
Non dico altro. La Marta, dopo averne letto sul Venerdì di Repubblica, mi fa notare il fantasmagorico sito http://www.ilpranzoeservito.it :: simulazioni del gioco, download di sigla e suoneria (ulp!), tanta tanta bastarda nostalgia. Ci stavano già berlusconizzando e non lo sapevamo. Però quel jingle... giusto da aprirci un set...
Enver ha esaurito le damigiane alle | 21:48 | commenti (15)
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mercoledì, 01 settembre 2004
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Che ti venga anche lo scagotto. Apprendo da Marco che apprende da Franz che apprende da Chiara che apprende direttamente da loro che per due soldi al mercato mio padre comprò, che i dEUS diserteranno Independent Days Festival per perdurating illness del chitarrista Craig Ward. Inutile aggiungere che la loro presenza era il principale motivo che mi aveva convinto a presenziare all'intero evento -giornata di sabato, non sono ancora così rincoglionito- e che ormai dispero di vederli live. Cosa abbia di preciso non si sa, l'intero minitour è saltato, quindi non sarà certo la ventilatio intestinalis putrex che prudentemente gli auguro come sovrapprezzo per non farsi vedere. Gli uomini e le donne di fede si aggrappino alla salute di Mark Lanegan, e alla perfetta forma di Alex Kapranos dei Franz Ferdinand, ultimamente sfiancato da Kate Moss. Io ci sarò lo stesso, ma senza 'tutto il mio entusciasmo'.
Shinystat is nice, and, shinystat can stop you. Mese di assestamento e nel quale emergono i valori centrati su cui si fonda questo blog (l'alcoolismo intelligente, la polemica in punta di fioretto, il pallone eroico e il pop enveriano: un'espansione narcisista del mio ego ipertrofico...). Le chicche sono invero poche ma succose, come sempre le chiose fra parentesi sono mie: 'b&s giocattolo' (nel senso di strumentazione sperimentale o di pupazzetti con le fattezze di Stuart Murdoch, Sarah Martin, magari una retrospettiva di Isobel...?), 'bitter campari anonimo' (come sarebbe a dire anonimo? vuoi dire forse 'apocrifo'? diffido chiunque dal bere lo spriz con un bitter che non sia della marca di cui alla storica pubblicità sul palazzo al Lido... custodisco l'ortodossia!), 'come prodursi in casa l'hashish' (eeeeh... è una zzztoria...), 'Mammara critico musicale' (Gabriele, e qua devi spiegare...), 'popolo datch' (brrr), per finire con una serie di riferimenti all'entità 'Pellestrina'. Orbene, esiste un/una qualche blogger di Pellestrina? Se sì, e legge queste pagine, sappia che c'è chi si informa se c'è vita nell'isola. L'invito a un o una eventuale blogger pellestrinott* è di trovarsi giovedì mattina al pontile di Vigo, ove questo servizievole blogger ciosoto potrà illustrare in quali bancarelle del tradizionale mercato in piassa si praticano i prezzi più convenienti, di modo da recare vantaggio e profitto alla sparagnina economia di quel borgo limitrofo dimenticato da dio...;)
Enver ha esaurito le damigiane alle | 19:17 | commenti (15)
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lunedì, 30 agosto 2004
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Moviester. Eccomi a voi con un servizio di pubblica utilità: come saprete, mercoledì inizia la 61^ Mostra del Cinema di Venezia. Immagino più di qualche lettore e lettrice segua il cinema e apprezzi al contempo le maraviglie dei luoghi lagunari. Orbene, mi volgo su queste pagine enoiche per offrire la mia presenza e il mio appoggio a chi di voi fosse di passaggio per il Lido. Posso sbrigare faccende, dare informazioni, indicare servizi. E più ancora illustrarvi fattivamente cosa si intende per giro degli spriz e giro delle ombre... Non vi lasciate sfuggire questa occasione unica di sostare a Venezia e affidarvi a questo teppista del web! Vi si apriranno le porte dei luoghi di ripresa, delle cantine, delle terrazze più chic della città, vista San Marco... vostre saranno a tutte le ore, dal pomeriggio alla notte, le fondamente, le corti sconte (ossia: nascoste), i pontili più suggestivi della Venezia indie (come dice dj Nepo)... saranno svelati segreti e misteri come e meglio che nella guida di Tiziano Scarpa... al modico sovrapprezzo di 10 euro a persona potrò vestirmi da Corto Maltese e parlare in dialetto (cosa che faccio gratis tutti i carnevali...). Approfittate, dunque: magari non vi rimedio dei pass per la sala Volpi, ma sarete agganciati al grosso dei parties più cool del lungomare lidense... seguirà dimostrazione di pentole.
Se sarete per quelle strade giovedì 9 settembre alle 17, al Cinema Astra del Lido sarà proiettato 'Contatto', il cortometraggio di Roberto De Rosa che ha figurato nella sezione Screenings della Biennale dell'anno scorso, e al quale ho prestato la mia opera con la pomposa qualifica di 'direttore di produzione' (mi sono occupato di logistica e promozione, quello sì, nessuno me lo può levare): l'opera da 18' è infatti inserita nel cartellone del Venice Film Meeting, rassegna delle produzioni cittadine di audiovisivi e cortometraggi, curata dalla neonata Venice Film Commission con la supervisione di Roberto Ellero. Stando ai rumours, dovrei anche concionare a una platea di probabili interessati all'interazione... altra cosa dallo sfarzo della Terrazza Martini dell'Excelsior dell'anno scorso, ove mi gloriai di dire quattro cazzate tra Marzullo che tampinava chiunque gli passasse a tiro, e Ghezzi dentro un tubo... ma tant'è, e io sono contento lo stesso. Specie se fiocca un pass...
Vi aspetto... per contatti mandatemi una mail. Solo se realmente al Lido o a Venezia, o se intenzionat* a venire.
(Colgo l'occasione per scusarmi con Enrico Brizzi, con Enzo e con tutte le persone che avrei volentieri incontrato, per la mia non prevista assenza alla serata celebrativa dei dieci anni di John Fashanu E' Fuori Di Brutto, che si terrà giovedì ai giardini di via Gozzadini in Bologna, con il live dei Diaframma e il dj set dei Polaroidi. Ma proprio giovedì tornerà in città non Gabrio Spichisi, ma la Mia Donna, e capite che un'escursione mondana al Lido diventa d'obbligo... scenester sì, ma ubiquo ancora no, purtroppo:( -Sarò invece sabato a Independent Days al Parco Nord, assolutamente prima dei dEUS. Troveremo il modo di beccarci...)
Enver ha esaurito le damigiane alle | 19:00 | commenti (14)
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[OT] Il Blog di Enzo Baldoni Ho appreso da Punto Informatico che Enzo Baldoni utilizzava un blog per riportare informazioni e osservazioni sui suoi viaggi. Il suo Bloghdad e' un Blog ricco di testimonianze. Non so se a qualcuno interessa, ma forse e' un modo per non dimenticare, per non perdere la memoria del duro lavoro di coloro che dedicano la loro vita alla conoscenza e alla diffusione dell'informazione, l'informazione vera, quella vissuta in prima persona.
spacerabbit ha esaurito le damigiane alle | 07:54 | commenti (5)
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venerdì, 27 agosto 2004
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Parking tales. Da qualche giorno sono tornato, a distanza di un anno, a custodire un parcheggio adiacente alla diga. La proprietà è del mio amico Meneguolo, che è impossibilitato a badare all'attività in quanto impegnato in mare tutte le notti. Ci sono già stato per tante mattine nell'estate 2002, e saltuariamente anche l'anno scorso. Divido la pratica dello strappare tagliandi con la nonna del ragazzo, una marinante come non se ne fanno più, retriva, pettegola e morbosamente attaccata al denaro. Per possederlo, non certo per spenderlo (tutto il contrario di me, insomma). Queste ore mi servono per ottenere quel che basta all'acquisto dell'agognata digitale, o a una breve vacanza in qualche capitale europea. E sono anche utili per chi volesse tracciare l'antropologia turistica della laguna sud: si capiscono molte più cose nell'osservazione che in migliaia di studi di settore, che fanno perdere tempo e soldi per dire che, in sostanza, il turismo di Sottomarina è e resterà questo per sempre, alla faccia delle erogazioni comunali, dei piani per l'arenile, della penuria di eventi coinvolgenti. Dalle 7 di mattina a mezzogiorno transitano per quel tratto di sterrato anziani vedovi della bassa padovana, i più mattinieri e accaldati, che pretendono lo sconto; famiglie veronesi, rigorosamente in due o tre auto, con dietro tutto l'occorrente per il pranzo, caciarone e dal dialetto irresistibile; verso la tarda mattinata rampantissimi vicentini in mercedes, brizzolati, soli, col Corriere della Sera o qualche giornale berlusconiano, che parcheggiano da tumulto; in contemporanea coppie di padovani e padovane di tutte le età, interessat* all'acquisto delle acciughe sotto sale (eh, sono anche addetto alla vendita... sono autoprodotte, come un demo di esordienti), ma solo l'ultimo giorno prima di partire, chiedendo le differenze con le sardine e ammiccando in attesa di uno sconto. Che non concedo, uno perché non sono il titolare, due perché non è etico. Si pensa ancora che "mettendosi d'accordo" si favoriscano entrambe le parti, anche nel commercio. Mah. Età media dei parcheggianti: oltre i quaranta, consistente il numero dei mocciosi frignanti che alzano la sabbia col badile (senza con questo mai pensare che dovranno fare i muratori) o molestano i gatti del parcheggio tra le mie enfatiche riprovazioni austroungariche. C'è sì qualche raro tedesco, che si mostra -va da sé- più educato e rispettoso, e di sicuro non pianta grane. Se i soloni che piangono le sorti delle attività balneari si facessero un giro in questo ed altri esercizi consimili, forse (dubito lo stesso) capirebbero perché non andremo oltre il soddisfacimento dei crassi bisogni dell'entroterra, mentre Jesolo è citata in tutte le fiere internazionali, mentre il patrimonio su cui far leva (vicinanza con Venezia e le sue attrattive, centro storico di Chioggia e sua preminenza nella pesca, ultimo lembo di macchia mediterranea nella zona, possibilità di praticare sport d'acqua, eventi di tradizione e gastronomia, e altro) viene sistematicamente posposto al guadagno poco, maledetto, e sùbito. Mio padre da deputato si occupava di queste materie già nel '72, prospettando soluzioni anche promozionali non dissimili dalle mie. Lui non c'è più, e anche questa bellissima parte d'Italia farà a tempo a morire di scarichi fangosi, di mucillagine e vongole ipertrofiche. Al glèbano sempliciotto tutto questo non tange, se non gli toglie la possibilità di fare la pipì nell'Adriatico.
Novità 2004. A Sant'Agostino, in provincia di Ferrara, in programma il primo torneo di calcio psichedelico. Funziona così: scenderanno in campo cinque giocatori e un dj per squadra si accomoderà alla consolle (rispettivamente, una per squadra, a bordo campo). Ogni volta che una squadra passerà in vantaggio, il rispettivo dj avrà il diritto di imporre la propria musica sulla partita. Mi candido... chi non vorrebbe esultare dopo un goal sulle note di Cornelius? Sperando che contro non mi trovi uno squadrone imbattibile, supportato da un digei di r'n'b...
Ah, les françaises... Scovata webzine francese très chic, si chiama Liability e balza alla vista l'occhiello: "Pop::rock::indé"... come per ordinateur, si sottraggono al "dovere" (imposto da chi? accettato da chi?) dell'anglismo e sostituiscono il logoro, onnipresente "indie" con la contrazione del loro "indépendant". Ma non è per questo che la rivista è interessante.
Tra le due notizie degne di nota degli ultimi giorni, Liability pubblica le indiscrezioni sul nuovo dei Sigur Ròs: si chiamerà "Woody Allen" e uno dei clip vedrà alla regia proprio il newyorkese. In questo video reciterà Bjork (!) nel ruolo di Woody Allen (!!)... inoltre Ben Blackwell, batterista dei Dirtbombs e cugino di Jack White, preconizza l'imminente scioglimento del duo bianco-rosso. Siete fin d'ora invitat* al party di festeggiamento della notizia, chez Envèr.
Enver ha esaurito le damigiane alle | 15:40 | commenti (4)
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mercoledì, 25 agosto 2004
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Se tu lo speravi.
'Eppure tra noi due // come l'acqua al gelo diventa ghiaccio // tutto il mondo a ricreare // quello che io oggi disfaccio // Così sia tra noi due // come cenere che torni a concimare // la terra oscura del nostro andare // un fare il nostro disfare...' (Stefano Giaccone)
L'acqua è fluttuante, e il ghiaccio invece rigido. Ma la fluidità dell'acqua la obbliga ad essere ondivaga, per contro il rigore del ghiaccio lo fa apparire certo, stabile. Questione di forma e contenuto, si torna sempre là. La medesima sostanza, a uno stato atomico meno 'costretto', non muta di valore e significato se adagiata su un recipiente difforme, e si capisce.
La cenere è altro non è che un corpo consumato, eppure -a sentire chi ha scritto- è in grado di ri-dare la vita. Una vita avulsa, che parte e reca in sé chi l'ha preceduta. Una creazione. Questo nella terra e nella Terra, da sempre e per sempre, nello stesso tempo istantaneo.
(It's hard, hard not to sit on your hands, burrow your head in the sand, hard, not to make other plans, and claim you've done all that you can, all alone, and life must go on. It's hard, hard to stand up for what's right, and bring home the bacon each night, hard, not to break down and cry, when every ideal that you tried has been wrong. But you must carry on. It's hard, but you know it's worth the fight, 'cause you know you've got the truth on your side, when the accusations fly. Hold tight! Don't be afraid of what they say. Who cares what cowards think? Anyway, they will understand some day, one day. It's hard, hard, when you're here all alone, and everyone else's gone home. Harder to know right from wrong when all objectivity's gone, and it's gone. But you still carry on. 'cause you, you are the only one left, and you've got to clean up this mess. You know you'll end up like the rest, bitter and twisted, unless you stay strong. And you carry on. Merci Yann, thanks Neil -Hannon.)
Enver ha esaurito le damigiane alle | 19:17 | commenti (7)
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lunedì, 23 agosto 2004
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Il piatto piange. Da bambino ero futurista suole dire nei suoi spettacoli Marco Paolini e siccome è un mondo che mi ha sempre interessato stilisticamente nei concetti anche se non nelle deviazioni provo a fare un post futurista cioè senza interpunzioni non togliendo gli occhi dalla tastiera magari qualcosa salterà fuori e se sono capace finirò il post con le stesse parole con le quali ho iniziato ma dovrà essere una chiusura plausibile altrimenti forte si percepirà il profumo della forzatura e allora sarei tacciato di artificio come i fuochi che tutte le sere stanno ammorbando il litorale polvere pirica colorata più rumore di tuono per far festa festa di che aggiungo io che qua va sempre peggio ma Tonino Guerra dice che è iniziata l'era dell'ottimismo lui parla facile che i più anni li ha visti e i soldi se li è intascati mentre questa valle di lacrime ancora era fertile e ci coltivava l'uomo Del Monte che diceva sì e istillava per ciò stesso la visione rosea del mondo ma erano anni di vacche grasse e alla tele si guardava Doppio Slalom e nessuno sarebbe mai stato in grado di prevedere che a trent'anni si potesse anche non essere in grado di costruirsi il futuro e tutto quello che resta da fare è aprire il giornale come i vecchi perdigiorno al caffè (pausa cesso) scusate dicevo che allora uno si fa coraggio se legge sul quotidiano preferito un avviso che una grande impresa di telefonia mobile sbarca in Italia cercando personale non si sa bene di che tipo e chiedono di chiamare un numero di vicino Milano allora che fa il sempliciotto chiama no e si sente rispondere di lasciare i dati e sarà richiamato tosto dopo un giorno si fa vivo un ometto ne ometto il nome per carità di patria però costui pare molto risoluto non vuol sapere manco il mio curriculum oppure le inclinazioni fissa un appuntamento addirittura costui si parte da non so dove per vedere me e un altro ragazzo o ragazza di Padova in pieno sedici agosto uno dice questo è pazzo no lui dice che bisogna correre correre correre ci si siede su un chiosco in lungomare uomini e donne attorno sono indaffarati a non perdere per strada i pargoli che hanno figliato per rimpiazzarli e diamo l'idea di due molestatori religiosi quando ci sediamo e lui posa una ingombrante cartelletta sulla tavola di metallo adiacente al frigo dei gelati besana (pausa telefonata ricevuta) sì dove ero rimasto ah e mi chiede perché ho chiamato io gli dico che sono a piedi e se il progetto rientra nelle mie competenze io ci sto e bla bla bla lui subito attacca col senso della vita con la mission con i mezzi che uno ha per soddisfare i propri desideri e voleva convincermi che se finora non ho aperto quel famoso locale con arte varia è solo per colpa mia non perchè non ho alle spalle una famiglia ricca che può permettersi di ipotecare la casa e insomma per farla breve questo elemento lavora a suo dire per una impresa che a breve rivoluzionerà il rapporto stesso che abbiamo col telefono nel senso che i messaggi costeranno un centesimo e che col passaparola porto in squadra nuove persone e sui loro acquisti mi prendo la percentuale e io a dirgli ma come mai di voi non ho sentito parlare ma come mai di questa mirabolante novità non hanno fatto notizia ma come mai cercate le persone senza valutarne le attitudini in fin dei conti io sono un impiegato e sarei abile ai rapporti con la stampa e questo capisce che gli faccio troppe domande magari anche scomode e allora viaggia spedito mostrandomi le facce di chi sta dietro al business e riconosco tosto una faccia di cazzo tronfia e beota che si è fatto anni di interdizione se non di galera e questo dovrebbe rappresentare la nuova frontiera della comunicazione dopo aver fatto un flop enorme con la terra della libertà ma allora ci stiamo prendendo per il culo ma queste cose in diretta non gliele dico insisto su quello che so fare perché è un colloquio di lavoro quello che dovrei svolgere in quel momento e invece là di lavoro manco ombra si tratta di prendere questo prodotto e convincere tutti anche voi a prenderlo abbonarsi costa sui trecento se si vogliono fare le cose fatte bene e si moltiplica si moltiplica e a fine anno vi comprate la nazione con dentro berlusconi e tutto va ben che è estate va ben che ho tempo da perdere ma avrei voluto chiavarmi il lunedì pomeriggio di ferragosto in altra maniera col condizionatore in piscina in sala giochi a masterizzare eccetera non con un invasato che propone di andare a Roma in convention con altri poveri sfigati italiani a sentire urlare un personaggio che tempo due mesi dovrà cambiare generalità e mi viene in mente Totò e mi viene in mente che siamo messi molto male se queste mentalità proliferano vendendo il niente e offrendo tutto meno che lavoro in cambio del lavaggio del cervello e chissà quanti ci cascheranno e chissà quanto costui con la sua ford scassata si porterà in Svizzera perché non mi pare proprio tipo che spenda per i divertimenti è in carne e sudato con vestiti contenitivi e solo tanto solo più di me anche se con meno rabbia per il mondo ma forse allora i soldi non danno la felicità no io invece penso la diano però basta un niente per buttarti a terra pfff che faticaccia spero le parole siano consequenziali perché non ho punta voglia di rileggere se non per gli errori di battitura anche se sono sicuro qualche critico letterario di terzordine è pronto avevo scritto prono ma è pronto ad assicurare che Marinetti e gli altri avrebbero benedetto gli errori di ortografia io invece sono sicuro di no ma questa è altra storia a me premeva mettere in risalto che qualità di nuova umanità emerge o meglio è già emersa e non si inabisserà più e il dramma è tutto in quel candore col quale svolgono le loro mission che per me resta sempre un film con De Niro e Ivory e la colonna sonora di Morricone divina ma forse lui non lo sa così come non saprà elencarmi la discografia di Yann Tiersen o la formazione della Juve del double del 77 ma qua sto scadendo in un hornbysmo di accatto e ho scritto di per evitare lo apostrofo che sarebbe punteggiatura ma senza suona cacofonico mi sto incartando a proposito di carte avrei voglia di fare una di quelle interminabili partite a briscola tressette e scopa come quando la salsedine impregnava le quaranta plasticate della Modiano di una patina di grasso ulteriore pronte a essere riconosciute dai più abili nei segni e controsegni al compagno o al rivale e si faceva presto a vincere le partite in un pomeriggio negli anni precedenti il beach volley e si guardavano i grandi giocare poi al bagno tutti assieme un ghiacciolo al chiosco uno dallo ambulante e dagli con le vocali cozzanti ambulante e si finiva a prendere la bmx parcheggiata per tornare su una ruota come veri boccaloni ma ci si poteva fare male e comunque come potete constatare sono tornato bambino e quindi considero riuscito il mio esperimento anche se non ho concluso proprio con quel termine ma mai come nel futurismo il concetto sostituisce la parola anche con altre forme magari ho detto una boiata però il senso si sarà capito spero.
Enver ha esaurito le damigiane alle | 23:14 | commenti (10)
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martedì, 17 agosto 2004
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Ay, mi vida perdida. Un anno, e non è cambiato niente. Sono ancora a piedi.
(Eventuali commenti ottimisti si avranno per non scritti. Questo è un post di sfasamento, di polpastrelli gelati. Del raggio di sole non ci cale.)
m o r n i n g u p d a t e : : casca a fagiolo, questo post, con l'apertura tra squilli di tromba del nuovo, folgorante, poppy guestbook della community lato sensu baustelliana pronta a contagiare il mondo. Sarà inevitabilmente la solita fonderia di pepite, niente è precluso a chi è contenutisticamente ingestibile. Per evitare su quelle sponde l'arrivo di malintenzionat*, noios*, garibaldini dell'insulto e del niente, l'indirizzo di tale paradiso lo comunico via mail, a chi fosse anche solo interessat* a sbirciare o a rifornirsi di stimoli vitali. Intanto un grazie poderoso a Fluetto, Emiliano e Tiziana. We're coming home, we're coming home, we're coming.
Enver ha esaurito le damigiane alle | 02:54 | commenti (14)
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giovedì, 12 agosto 2004
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VAF F(a)'un Festival. Che in queste lande pur gravide di musica quella del VAF fosse un'esperienza tutta da scrivere e per ciò stesso straordinaria lo si scorge dai pali della luce appena fuori. La strada sterrata costeggia l'accesso principale all'aeroporto di Tessèra, a quell'ora del pomeriggio ti possono affiancare solo rane, anziani ciclisti o badanti. Un cartello in A3 sui tralicci, ne riporto alcuni passi: "(...) Si tratta di un evento originale e particolare, che vuole accrescere l'importanza e il valore assunto (...) in tutta la terraferma veneziana e nell'intera provincia (esagerati, ndE) per l'offerta culturale estiva. (...) Gli organizzatori cureranno e regoleranno l'accesso all'area, in modo tale da evitare interferenze con le abitazioni esistenti. Per permettere la buona riuscita della manifestazione, ci permettiamo di chiedere una vostra collaborazione per i piccoli disagi che, indipendentemente dalla volontà degli organizzatori (grande disclaimer, ndE), dovessero verificarsi. (...)". Firmato Comune di Venezia. In pratica, l'uomo che morde il cane. E siamo solo alla prima edizione...
Il cartellone, lo avete visto, è quanto di più plausibile a rappresentare l'italico indie nell'anno corrente. Verrebbe da dire che, in assenza di Frequenze Disturbate, è il top delle rassegne estive; è anche vero che a Urbino stazionavano ogni anno ospiti stranieri di assoluto appeal, mentre qua i nomi di oltreconfine sono di secondo, terzo o quarto piano. Mai come adesso, quindi, largo al meglio d'Italia.
Ieri, per esempio, due realtà oblique e sfarfallanti sui generi hanno calcato il palco come meglio non potevano, dando prova non solo di acquisita maturità, ma anche di una versatilità così poco usuale, così poco italiana. Gli Yuppie Flu stanno cambiando pelle, forse, e almeno al soddisfacimento del mio gusto la loro strada si acconcia ad essere più consonante: 'Our nature' e 'Food for the ants' una spanna evidente sopra tutte, pezzi contagiosi, masticabili, infusori di euforico buonumore. Gli Elle, che giocavano in casa, collaudati e sorprendenti al tempo stesso. Per chi come me li ricorda e li ama dai tempi di Caffé Cadillac (altra line up, anche altri suoni), l'atmosfera liquida e lisergica della band del 'Carogna' & Co. è un regalo, un atout da giocare su altri tavoli, con altre bandiere, ché se si guarda bene non è tutto così verde il giardino del vicino, come NME ce lo dipinge. Partito nell'etere con il viaggio astroscientifico di 'Everyday', e passando per il culmine della cover beatlesiana di Dear Prudence (grazie Cesco per la segnalazione), il trio mestrino conclude con la morr-ish 'My courtesy (have a nice day)' un trip cui solo una scelta di luci in understatement ha parzialmente negato la consacrazione totale.
Prima di questa esaltante cavalcata con due delle migliori realtà della penisola, tocca dire (ma proprio?) del sottoscritto mischiadischi. Relegato nell'angolo beveraggi, con le casse direzionate orizzontali sul davanti a modo di cannoni, ho tenuto per un'ora la parte di quello del preascolto. Il digei del preascolto, si sa, è deputato a far scoprire le novità, a scovare improbabili B-sides meglio dei lati A, a far girare per un attimo la testa. Può in certi casi osare l'inosabile, fare un filotto di college pop e con opportune deviazioni portare sulle spiagge deserte del post-post, e anche rispondere all'inevitabile domanda, reiterata: "Chi sono questi? Eh, sono gli Offlaga Disco Pax..."
Intanto le zanzare, così poco pop e compiacenti, prendevano il sopravvento. Volatili a zig zag, in sciami divergenti, percepibili nonostante il rombo degli aerei che stavano a cinquanta, cento metri da noi. Aerei che partivano, che arrivavano, veicolanti persone, storie, così come persone e storie attendevano sulla piattaforma e nei pressi. Chissà quante storie ne ricaverà la ragazza che dovreste conoscere, inaspettatamente presente, al pari del guardator di scarpe, reduce dal Fib e da 18 ore di furgone, e già in procinto di partire di nuovo... con loro, uno dei Mice Cars, a raccontarci aneddoti valenciani, di roadies furiosi, greci strafottenti, e blogger terze chitarre...
Menzione d'onore alla novità di questo più che promettente festival: la sezione video e cortometraggi, curata con perizia dai due Grimoons, Solenn e Alberto. A mezzanotte, appena l'ultima nota veniva emessa e nell'aria volteggiava il feedback, partiva la proiezione di pezzi di storia culturale veneziana del Novecento, grazie ai benemeriti della Pasinetti. Sullo schermo mani a coprirsi l'una l'altra, appena dietro, divisa solo da un terrapieno, la silhouette dei campanili -veri- della città cinetica.
Festival a venire. Una pioggia, praticamente. Venerdì e sabato 20 e 21, a San Martino Buon Albergo (Verona), GreenFly, con (fra gli altri) Rosolina Mar, Mosquitos, Yuppie Flu, Bikini The Cat, GoodMorningBoy, Riccardo Sinigallia.
Dal 25 al 29, a Musile di Piave, nel Veneto orientale, Fiesta (in onore della merendina al curaçao, spero, non dell'anonima utilitaria). Cartellone variegato con diverse chicche: venerdì 27 Capossela in reading al pianoforte, domenica 29 la presentazione di 'Andate e ritorni' del mio amico Ferrucci, e a seguire uno scatenato live -gratuito!- dei Montefiori Cocktail, che come tirano su lo spettacolo loro, credo pochi, ben pochi... :) Addirittura, dopo di loro, se qualcun* se la sente di farcela, la consolle sarà il regno di Daniele Marcassa, un personaggio con le mie stesse ossessioni... "dopo un lungo lavoro su se stesso"!
Infine (?) a settembre, nel weekend tra il 17 e il 19, a Galliera Veneta (Padova), il Fosbury Records Festival, con gli ottimi En Roco (venerdì), Artemoltobuffa, Valentina Dorme e il digei set dei miei guru Martini Bros. Per tutti gli eventi riportati, se qualche anima pia ha da offrire passaggi auto da e per Venezia, ringrazio anticipatamente.
Dove. saremo. ora. Tra poche ore sceglieremo cosa far ascoltare prima di Rosalia De Souza, la raffinata interprete della nuova bossa. Arena 'Eleonora Duse', Sottomarina Lido, ore 21 (ma il digei set comincia poco dopo le 19).
Venerdì saremo al Vapore Estate Village, immancabili. Sabato, pronti alla grande sfida: divisi da soli 200 metri in linea d'aria, Lui e io tireremo mattina sui rispettivi dischi. Gli lascio volentieri l'esuberante platea del Sugarbeach, la riedizione della terrazza mare all'Astoria dove le nostre madri shakeavano sul beat, oggi presumibilmente affollata di viveurs da trecento carte in tasca, collane seriali, pensieri ancora di più; e mi tengo tutta la poca, scelta, incrollabile clientela del Pointbreak, spartano ma irrinunciabile chiosco sulla spiaggia -zona bagni Clodia- che dall'ora dello spriz si vedrà riversare, finché vorrà restare, tutte le sciccherie che potrò, e la California 60s, l'Estate per antonomasia.
Chapeau. Se tant* bloggers sono in ferie, c'è chi rarefà i suoi interventi. Ma quando scrive... Max Biolay, sei un grande. Un grande autore di cinema. Da encomio pure i post sul live torinese dei Baustelle, e sul tuo vivere l'attesa vagliando i due dischi.
Enver ha esaurito le damigiane alle | 00:06 | commenti (12)
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giovedì, 05 agosto 2004
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Orsù dunque, ci siamo.
L'evento indie dell'estate nella terraferma. Il cartellone mi pare sufficientemente esplicativo ed esauriente, per ogni altra curiosità da soddisfare c'è sempre la possibilità di ricorrere a http://www.srazz.com che è fatto apposta...
Per arrivarci: dalla tangenziale di Mestre, uscita aeroporto, fine bretella autostradale direzione Venezia, dopo l'aeroporto (a sinistra) arrivati a Tessèra seguire indicazione 'Forte Bàzzera'. Da Venezia (Piazzale Roma): autobus n.5.
Io sarò a girare dischi (indiepop) nell'ora di preascolto di martedì 10, prima degli Elle e nel breve intermezzo mentre viene sistemato il palco per gli Yuppie Flu.
E siccome sono in arretrato di diverse cose, non ultima stilare delle decenti playlist per questo evento e per il pre-live (bossa) di Rosalia De Souza (giovedì prossimo a Chioggia, Arena 'Eleonora Duse', nell'ambito del VenetoJazz Festival), per qualche giorno mi farò vivo solo in caso di breaking news, come la CNN. Però controllerò lo stesso, come chi va seriamente in ferie...
Dimenticando che Isobel Campbell non verrà a dispensarci la sua grazia (grazie Ink per questa notizia della quale avremmo voluto fare a meno, ma sempre meglio che ci venga detta ora e 'qua', che non da un rivenditore di biglietti in prevendita, già coi dollari in mano...), dimenticando che domani non sarò al Village perché Skardy -ex Pitura Freska- canterà dal vivo, dimenticando, dimenticando, dimenticando...
Enver ha esaurito le damigiane alle | 15:34 | commenti (28)
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martedì, 03 agosto 2004
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I send an sMs to the world. No, non sono invidioso di tutti quanti i baustellisti e i blogger che in queste ore stanno andando a Benicàssim. Anche avessi avuto i soldi per il volo e il pernottamento piuttosto che scegliere di scegliere, per esempio sabato, tra Yann Tiersen, Morrissey, Soulwax e Migala avrei passato un'intera giornata al pc, o in qualche impresa di lavoro temporaneo. E che noia-che barba attendere, domenica, il susseguirsi sullo stesso palco di Lambchop, Wire e Girls In Hawaii. Mescolarmi nella folla del venerdì, a rimirare i Kraftwerk, i Tindersticks, i Lali Puna e i Pet Shop Boys della mia preadolescenza, no, no e poi no. E poi -oddio- dover leggere sui blog e nelle mail, nei messaggi e nelle riviste, i resoconti di notti coi digei più in tiro, le piccole sorprese ai banchetti dei merchandising pop (ho imparato che si chiamano 'distro'...), il compiacimento reciproco di ritrovarsi, dell'io c'ero e anche tu, beh no. No e ancora no. Meglio Sottomarina, 30 gradi e fischia, il niente pneumatico e ogni tanto qualche refolo di vento. Meglio una corriera per mettere dischi a Marghera, vicino alle fabbriche del petrolkiller, passando per una strada piena di povere donne. Meglio le porte in faccia degli ultimi giorni. Affanc***, voi di Benicàssim.
Grimoon, Demoduff#1.

Finalmente ho per le mani quest'ennesimo lavoretto che dimostra la vitalità di una 'scena' veneta all'indiepop. Dopo i Diva, i Travolta appena usciti col secondo cd, i plurielogiati Non Voglio Che Clara dei quali siamo in attesa, i Mr. Sixties, i già più affermati Elle e Goodmorningboy, tocca ai Grimoon testimoniare che produrre musica qua non è meno stimolante che in altre periferie. Progetto ambizioso, se è vero che coinvolge anche la visione di cortometraggi durante i concerti (le stesse cose che facevo fare io al Sailor's nel lontano '99, insomma...). Affascinante, in quanto verte sull'uso del violino, della fisarmonica e della lingua francese (a cantare, la madrelingua Solenn Le Marchand), foriera di struggimento checché se ne dica. Importante, se riferito al suo assemblarsi di diverse realtà (l'idea di Alberto Stevanato dei Libra ha incrociato la collaborazione di membri dei Kleinkief, per esempio). Rustico, se si pensa che la sala prove è stata ricavata in un pollaio (dalle loro note: "le galline iniziano a fare le ore piccole ascoltando il gruppo"...). In 'Demoduff#1' infatti c'è la notte, o meglio quell'ora indefinita in cui si spengono, una dietro l'altra, le ultime luci dei locali, dei chioschi, degli esercizi commerciali. Le influenze art-rock soprattutto belghe (Venus, ma anche i primi Elle) si uniscono come affluenti alla cifra tipica della scuola mestrina degli ultimi anni, un certo lo-fi che se da un lato volge verso il college dall'altro affonda nel country e nel deserto. Un pezzo come "I'm looking for Paris", forse il più bello del lotto -anche se spiazzante rispetto al mood generale- potrebbe averlo scritto Marco Iacampo, e si ammanta di un simpaticissimo analog synth che ovviamente non ti si schioda dalla zucca, oltre che della lettura iniziale a cura dell'osservatrice Solenn. Capitolo musicale a sé fa 'Marghera', affine a certe cose degli Afterhours più sedati, come quelli di 'Simbiosi'. Insomma, un'opera da tenere in considerazione per la fine di questa estate, magari nel corso di qualche ubriacatura sotto la luna, nell'attesa di vederli dal vivo aggiungere immagini a parole e suoni di sicura presa.
Enver ha esaurito le damigiane alle | 16:27 | commenti (8)
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domenica, 01 agosto 2004
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A cena con i fantasmi. Ieri sera, mentre le moltitudini si godevano Simon and Garfunkel a Roma, e nel mondo si accendevano tante luci piccole e grandi, sono stato a teatro. Un'abitudine appresa da piccolo, quando c'era ancora il vecchio traballante Astra e la stagione invernale era altra cosa dal fiorir di tv-comici di oggi. Ho avuto la possibilità di vedere il vetusto, immenso Salvo Randone in Pensaci, Giacomino pochi anni prima della sua morte, per dire. L'estate clodiense, da qualche anno, vede alternarsi su un piccolo palco ligneo all'interno del Museo di San Francesco fuori le mura musicisti jazz, readers, compagnie di giro della commedia dell'arte, monologhisti. Ultimamente per l'appunto mi lascio più facilmente prendere da una nuova razza, quella dei narratori, degli affabulatori, dei raccontastorie soprattutto legate alla vita comune, alla terra, alla nostalgia. Un genere -parallelamente al docudrama- che dall'esplosione mediatica di Marco Paolini ha fatto breccia nelle programmazioni e nelle scelte estemporanee, grazie a nomi come Marco Baliani, Sandro Buzzatti, Renato Sarti e Bebo Storti con 'Mai morti' sulla X Mas, Patricia Zanco (quest'ultima, in realtà, decisamente atipica). Il mio amico regista e direttore artistico Pierluca Donin ha scovato per questa forma la definizione calzante di orazione civile, che però -per esplicita idea dell'autore che vi sto per presentare- dovrà essere nel caso in questione sostituita con altro termine, più impegnativo e anche storicamente abusato, ma chiaramente non fuori luogo. Fermo restando che per me si tratta comunque e pur sempre di Teatro, palestra di vita, arte dell'uomo e completa, soddisfazione profonda del bisogno d'immateriale.
Silvio Castiglioni. Filò. Da un testo di Andrea Zanzotto l'autore veronese prende le mosse per comporre un quadro patchwork come il mantello del suo Arlecchino, giocato su diversi piani temporali che non compromettono affatto la percezione dell'animus dell'attore. Da qualsiasi parte egli stia performando, la Buenos Aires dei figli degli italiani su tutte, non manca la telefonata a Barabò di Nogara, frazione della bassa più vicina a Mantova che a Verona, dove la madre gli raccomanda di coprirsi e gli racconta le novità del paese, funerali affollati o deserti, vedove che impazziscono, maiali accoppati, donne sempliciotte che nessuno sposerà mai, lo zio che nessuno riesce a fotografare. Il legame inscindibile con il territorio, che più che mai è la gleba, la nera vita agricola degli arlecchini mai sazi. A correlare i due piani, quello del teatrante e quello lontano nello spazio, ma non nel tempo fin che è tenuto in vita, il Vecio Parlar di Zanzotto, recitato come un mantra laico, impresso a fuoco nella ricerca di chi non si limita a portare in scena un lavoro, ma stanislavskijanamente diventa quelle parole. A fianco del modesto stage, un paiolo di rame, profondo. Un fuoco lento e alimentato, crescente. Un mestolo come non se ne fanno più. L'esperienza mai provata di entrare nell'opera mangiandone un contenuto: la narrazione termina nel momento in cui il cuoco, Paolo, fratello dell'uomo di scena, avverte che è pronto il riso col tastasàl. Si tratta di una pietanza povera, naturalmente, con carne suina mal tagliata arricchita di aglio e rosmarino, molto sapida e odorosa, giustapposta al riso vialone nano (e solo quello!). C'è da pensare che nell'agro padano costituisse primo, secondo e antipasto. Ecco, mai avrei pensato di assistere a una pièce e fare la coda per un piatto di cibo (a dire il vero, anche i due prossimi eventi di InChiostro prevedono la somministrazione di vivande, l'uno di sopressa e vino, l'altro di the)... Questo dopo un finale gelido, in cui le parole sussurrate da Castiglioni all'accordéonista Beppe Chirico, che nella finzione scenica riveste il ruolo di un Sancho napoletano, mettono in ambasce lo spettatore avveduto, portandolo immediatamente a rivolgersi alla maschera per avere conferma delle ricerche mnemoniche che ne nascono spontanee.
Vale non tacere il fatto. Castiglioni porta, come detto, lo show in Argentina. Interpreta Zanzotto a una comunità nella quale scorre forte il sangue veneto. Al termine di una rappresentazione, si alza a salutarlo commosso un uomo distinto, che si presenta come il traduttore locale del Vecio Parlar del Filò. Castiglioni, e noi con lui, rabbrividisce a sentire il nome. Uno stragista di piazza Fontana, ristoratore a Baires, di origine veneziana. Un colpo al cuore, come trovarsi davanti Riina o Bin Laden. Tutti, ma proprio tutti, quando avvicinano Castiglioni al termine dell'azione, gli chiedono perché non gli avesse inferto una roncolata, sfruttando gli attrezzi di scena. La realtà è che è rimasto impietrito, immobile, impotente. Lo stesso Zanzotto non ha mai autorizzato l'edizione argentina promossa da costui, che svolge 'solo' il ruolo di tipografo e distributore gratuito dell'opera.
Si finisce di cenare (!) e ci si congeda dall'artefice di sì pregna serata, non potendo fare a meno di notare la tshirt che veste fuori scena: egli è direttore artistico del Festival di Santarcangelo dei Teatri, in Romagna, che d'estate compendia recitazione, musica popolare e altre espressioni in una rassegna che si è conquistata il rispetto e l'ammirazione di tanti in Italia, oltre che editrice di un cd raccolta delle bande performanti l'anno precedente, con artisti sinceri e impegnati, e mai fermi. Come Silvio Castiglioni, che cura un laboratorio sulle maschere, sulle personae, e sta allenando la memoria con l'introiezione della Divina Commedia. Una scoperta che lascia il segno, quella di chi definisce la sua attività come poesia (ecco il termine cui rimandavo all'inzizio di questo lungo ma doveroso réportage) e che a me è arrivato come un punto fermo da seguire in avvenire, per la conservazione della memoria, per l'uso del lessico italiano e veneto arcaico, per il modo in cui porta avanti con coerenza un discorso difficile ma appagante. Di precise parole si vive, e di grande teatro (Fossati).
In welfare we trust. Mentre in Italia sono riusciti nell'intento più che decennale di decurtare il periodo di vita non consacrato al lavoro, negli States è impazzata la convention dei Democratici. Spiace far notare che anche nello stile, nelle peculiarità, perfino negli anthems non è stata per niente dissimile dall'ipotetica, futura convenzione repubblicana. Il cantante rock dei sobborghi, il cineasta ciccione che pare appena uscito da un bowling dopo essersi strafogato di cibi di merda, tutti a decantare quanto può cambiare (?) l'America con Kerry. Il quale ha già detto come la pensa, per esempio, in materia di aborto e riconoscimento di statuti delle famiglie. E non è un bel pensare, e non è un pensare liberal. Ho la sensazione che tra questo Kerry e Bush la differenza non sia percepibile, e purtroppo in campo democratico succede da un po' troppi anni. Clinton ha governato per tutti gli anni Novanta senza avere neanche in mente di garantire lo status pubblico ai servizi (sanitari, previdenziali, immobiliari nel senso di casa di proprietà, lavorativi nel senso di facilità di trovare impiego una volta perso uno precedente) alla stragrande parte di americani che ne sono privi. E ha fatto le sue guerrette, quelle in Jugoslavia gridano vendetta ancora più dell'ultima di Bush. E all'epoca hanno ottenuto minor clamore da parte degli antagonisti. Se io fossi un cittadino statunitense nelle stesse condizioni in cui mi trovo in Italia (disoccupato, a carico di madre quasi pensionata, e tutto quel che ne consegue) per scegliere a chi affidarmi punterei l'occhio su quel politico, chiaramente democratico, che abbia in programma credibili spostamenti redistributivi della ricchezza, e un'idea europea del welfare. Oltre che in testa una serie di decisioni efficaci per la protezione dal terrorismo islamico. Howard Dean, a quel che se ne sa, poteva fare al caso di queste persone. Partito in vantaggio nei sondaggi pre-caucus, è naufragato di fronte al moderatismo perbenista di Kerry, uno la cui moglie poliglotta fa Heinz (inutile salutare toda mea familha portuguesa se non ha mai vissuto un giorno da baraccata paulista alla periferia di Chicago), uno che sciorina i figli come arma di consenso e ha le stellette del Vietnam come target elettorale. Per questi e altri motivi, sto alla larga da un entusiasmo pro-Kerry che potrebbe montare dall'opinione pubblica progressista italiana nei prossimi mesi. Mi sono stancato di accettare il meno peggio, specie quando non si sa a che punto costui sia il meno peggio.
Shiny Stat, crazy diamond. Luglio-col-bene-che-ti-voglio porta uno scossone drogato: il takeover del baustelle's guestbook ha riversato barconi di 'boat people', molto ben accetti per carità, che si sono prodigati di arrivare qua anche con motori di ricerca. Insomma, la precedente denominazione di questa Cantina, che per qualche giorno ancora -finché Fluo non creerà il nuovo guestbook- può dirsi Cantina Sociale, ha scavalcato la band al cui mondo il bloggo poteva lato sensu riferirsi. Più si procede coi mesi, diminuiscono anche le oddities, le stranezze strampalate nelle richieste dei googlers. Da rilevare e chiosare: 'bugo vhs ne vale la pena?' (direi proprio di no, a prescindere!) - 'capossela pallido' (ha avuto un mancamento a seguito di frenetiche libagioni?) - 'cosa significa cinnamon' (Max o Arturo, glielo spiegate voi? il cinnamon è la cannella, ma non vale) - 'i darkettoni sono troppo moderni' (ma anche no! si vede troppo che non li posso reggere?) - 'manuel agnelli + groupies' (brrrrr... insomma, non è questo adone, anzi un manzissimo come si dice ora) - 'testo canzone annina mia di gazebo (!!! certo, I like Annina Mia Chopin... Matri. Ah, ma forse è un bastard pop con 'Masterpiece'...) - 'tommy vee sfigato' (ma no, dai... che solo con quello che prende per una serata io vivo due anni. Poi è un compagno, che si sappia).
Enver ha esaurito le damigiane alle | 11:11 | commenti (22)
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venerdì, 30 luglio 2004
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Eco. Ancora sul Mutus Party: ecco il pezzo di Roberto Ferrucci pubblicato sulla Nuova Venezia di lunedì. Un grazie fraterno all'autore. (in codice ma neanche tanto: 'risorgeremo')
Indieteca. Il fu guestbook dei Baustelle, di cui ancora si sèguita a discorrere, come già detto non è stato solo veicolo di socialità e affezione, ma foglio imperituro dove sono stati scritti e divulgati nomi di musica che si sono rivelati abbaglianti. Ho sfogliato le prime pagine della penultima sezione, e dato un occhio alle mie cartelle mp3: ebbene, grazie ai bau::guests, solo con riferimento a una settimana scarsa di post (a cavallo tra dicembre 2002 e gennaio 2003) ho fatto la conoscenza di Edson, Constantin Veis, Gypsophile, Monorail, Miss Kittin & The Hacker, Electrelane, Montgolfier Brothers, Gnac, The Clientele, Club 8, Giorgio Tuma, Valvole Davoli (oggi 'Studio'), The Real Tuesday Weld, Field Mice, Felt, Momus, Sad Lovers And giants, St.Etienne, Catchpenny, Autour De Lucie, France Gall, Calamateurs, Phofo, The Monochrome Set, Ladytron, Exile Inside, Les Hommes, Andy Williams, Corkskrew, Departure Lounge, Mull Historical Society, The Decemberists, Fabio Viscogliosi, Maximilian Hecker, Babalot, Handsome Train, Boutique, Bis, My Life Story, Nestor Is Bianca, Mock Turtles, Postal Service, Foxgloves, Gravenhurst, Rocco, The Hepburns, Goldstoned, Rialto (gran nome...), Trembling Blue Stars, Slowmotion, Offlaga Disco Pax, Arco, Melody Club, Mew, Superheroes, Radio Dept., Concretes, Tribeca...
Auguro a quei/quelle mutant* che hanno trovato casa nel nuovo forum di imbattersi, nella loro vita, in un quarto di quello che è capitato a me grazie ai baustelliani storici. Sarebbe sufficiente per cambiarl* da così a così (immaginate la mano che gira).
Bloguardando (i link tutti a fianco). Da troppi giorni non mi concedevo la passeggiata nel parco di parolepersoneparole posteggiato al margine di questa pagina. Ebbene, questo post è un promemoria a me stesso per ricordarmi di farlo più spesso, come prima, come pochissimo tempo fa. In rigoroso ordine di lettura: Chiara/Pleasant ricorda Matthew Jay; Abastor riedita 'Trash Music' e la mette a disposizione; la mia sorellina Benedetta si sdilinquisce per Josh Ritter e piange con me il guestbook; Benty dopo il toga party tesse le lodi del Bar Farnese; CasaLogic va in Sicilia dopo aver introdotto la nuova inquilina (a quando il prossimo party?); Colas proprio in questo momento sta vendendo le copie di Losing Today al Soundlabs di Roseto; Daniela Amenta cerca di fuggire ai tormentoni; Delio cucina; Dietnam è innamorato e fra i preferiti mette i Maritime; a Berlino... bonaccia; Eleonora veste Calexico; Elrocco parte ma prima inventa la tshirt dell'anno (bloggami 'sta ceppa); Maxcar mette le mani avanti; GionSpenser è in giro a suonare; la neoinfangata Giulia rilancia i manzissimi; Gomitolo fa e non dice; il Blog della Domenica definisce la 'musica di qualità' e la 'musica della domenica'; Antonio mette i brividi; Indiechi ricorda cosa vuol dire organizzare un concerto; Ink ha finalmente editato il suo nastrone; Kabuki racconta; Mammara ha finalmente un festival sotto casa; Marina -se ci è riuscita- impacchetta e parte; Mist si fa domande in stile 'libretto millelire' di Fabio Fazio; Monica concorda con me sul valore epocale degli anni Sessanta; MoRaX è andato alle selezioni del Grande Fratello (!); gli Offlaga pubblicano le foto del live di Reggio; Pingu e la Ragazza Impopolare rievocano il guestbook anche loro; Polaroid dà degli appuntamenti; Pompeo si appresta all'Independent Days; Primabase si barcamena tra Van Basten e pat(ehm) belle donne; Renzo intervista Pietro Folena; Savicevic fra gatti e arte contemporanea; Sciltian annuncia rivelazioni clamorose sul Watergate; Sifossifoco vilipende a suo modo Carlo Azeglio; Speranza è a Londra con le sue borse; Labranca a tu per tu con Katia del Grande Fratello; Violetta invece è tornata, e in 16/9; Skies Full Of Wine illustra con nostalgia l'inizio del suo amore per la musica, per certa musica.
(l'ultima parte di questo post è stata scritta parlando al telefono con Benedetta!)
:: update di prima mattina ::
Non scherzo. L'avvocato (?) Taormina assumerà la difesa di Saddam Hussein... Siccome oggi è il 30 luglio e dovrebbe rivelare il nome dell'assassin*(...) di Cogne, scatta il sillogismo: Samuele è stato ammazzato da Saddam. Che tempista, Taormina.
Non scherzo / 2. Le autorità londinesi hanno interdetto ai minori di 16 anni la permanenza in parecchie zone della città dopo le 21. Esigenze di sicurezza, dicono loro. Coprifuoco, dico io. Se una città ha paura di atti compiuti da 14enni significa che non è credibile quando si dice sicura di non subire attentati ben più gravi. E poi penso a tutti i viaggiatori inter-rail, a quant* hanno avuto la loro iniziazione al mondo, alla musica, alla lingua inglese viaggiando da soli o introdotti in corsi internazionali. Mah. Sempre peggio.
Enver ha esaurito le damigiane alle | 00:48 | commenti (35)
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martedì, 27 luglio 2004
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End of a party. Il guestbook di baustelle.it, così come lo abbiamo conosciuto, ha chiuso.
Al suo posto ora c'è un asettico forum di quelli pieni di regolette, gabbie, possibilità in più tipo le faccette gli avatar et coetera. La notizia di questa sostituzione era nell'aria, per i pochi che avessero avuto accesso di recente alle grazie della band. Per gli/le altr*, è stato un fulmine a ciel sereno.
Come è ancora possibile vedere, online rimangono quegli undicimilanovecentottantaquattro post -dei quali l'ultimo, beffardamente, è mio- che sommati agli undicimiladuecentottantaquattro rinvenibili cliccando su 'vecchi messaggi' fanno ventitremiladuecentosessantotto. E non sono ancora tutti, dal momento che due volte il solerte amministratore ha refreshato. Ora va in pensione pure lui. In pensione dalla bau::community, chiaramente.
Ventitremila e passa quadrati intrisi della Vita di ciascuno di noi, della quotidianità italiana delle differenze. Di amori finiti, di licenziamenti, di folgoranti scoperte culturali. Gite, concerti vissuti assieme, frecciatine, aspre polemiche sui destini del mondo. Interventi di noiosi rompiscatole, di certo meno odiosi alla band di qualche logorroico stalker. A volte usato come chat istantanea, altre come forum, più ancora come blog collettivo. Insomma, quanto di più distante dalla convenzione non scritta che vuole che un guestbook di una band sia intonsa pagina con, ogni tanto, qualche saluto dei telespettatori con apprezzamenti alla bellezza dei cantanti.
Quattro anni di conoscenze, di amicizie strette e indissolubili. Dischi scambiati, artisti spinti da quel maglio micidiale che è, che sa essere la gente del guestbook. Persone dietro quei dischi, conterranei, guide spirituali come dj Nepo, un uomo veramente grande.
Era tutto verde prato, il bau::guestbook. Mi affacciai millantando un groupieismo verso Rachele che ha fatto capire sùbito la natura stravagante di cosa avrei potuto scrivere là dentro. Era l'anno dei mondiali, quelli del 2002, e Beat Takeshi tifava per i pallidi nipponici. Il ToraTora a Padova, la prima compila di Stef. e l'entusiasmo di Lime e Tiz. Il bau::weekend, con bau::party a Venezia. E si macinavano parole, fitte, appassionate. Quella volta che ci si scannò per un promo del cd fuoriuscito dalle mani del buon Mark che doveva recensirlo per Rockit. I Vitelloni calati a Roseto per il Soundlabs. Il guestbook era diventato bianco, la sua carovana aumentava di volume e di passeggeri, quasi tutti benvoluti da subito. Mi permetto di fare i nomi di questa circoscritta ma potente epopea: Nepo, Bit, Lime, Tiz, Stef., Mark, Brigitta, Serenella, Axleco, Linda, Fluo, Foxinthesnow, Còlaz, Ai, Pingu, Cova, Benedetta, Racecar, Mansun, Rosa, Doctor Robert, Sadik, Daniele e Max degli Offlaga Disco Pax, Seedorf, Nick67, la ragazza impopolare, Thielemans, Happysad, Amis, Rigaut, Fer, Salvo. Qualche apparizione estemporanea, Bartholomew dagli USA, Jorge Tomàs dalla Spagna. E Virginia, che c'è quando vuole lei. Un'accolita di scaricatori folli, di maniaci del pop e della pop culture, persone che dimenticano il giorno del compleanno della propria madre ma non la successione esatta delle canzoni del Sussidiario. Un irripetibile ricettacolo di genialità timida, che ha fatto parlare di sé pure in una relazione di una studentessa italiana in Inghilterra.
Per questo ambiente i Baustelle sono stati prima perno, poi 'about', infine sfondo. Ma sempre negli occhi. Anche se il loro disco non si acquista più inviando dei soldi a Camarillo, Praia a Mare. Anche se ora c'è la Warner... Più di una volta il tastierista Fabrizio aveva invitato i guests a servirsi di uno spazio esterno per 'socializzare', e questo bloggo, per chi se lo ricorda, era nato proprio per questo. Lettera morta, l'hanno deciso i bau::fans. E mi sono tenuto il dominio. Come sotto dirò, l'idea primigenia di questo blog in comune persiste ancora, e forse è il momento di ritirarla fuori.
Si potrà dire che è la vita, che the show (?) must go on, ma non è stata telepatia, stamane, quando all'annuncio via sms, hanno fatto sèguito altri messaggi di tante persone che riportavano sempre le due stesse parole: tristezza - infinita.
Io non so se mi registrerò al forum, al momento credo di no. Partecipo già ad altri spazi consimili, e il bau:guest era un unicum. Come lo erano i Baustelle. Per conto mio, offro asilo a quanti, 'naufraghi', volessero loggars | |