giovedì, 12 agosto 2004
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VAF F(a)'un Festival. Che in queste lande pur gravide di musica quella del VAF fosse un'esperienza tutta da scrivere e per ciò stesso straordinaria lo si scorge dai pali della luce appena fuori. La strada sterrata costeggia l'accesso principale all'aeroporto di Tessèra, a quell'ora del pomeriggio ti possono affiancare solo rane, anziani ciclisti o badanti. Un cartello in A3 sui tralicci, ne riporto alcuni passi: "(...) Si tratta di un evento originale e particolare, che vuole accrescere l'importanza e il valore assunto (...) in tutta la terraferma veneziana e nell'intera provincia (esagerati, ndE) per l'offerta culturale estiva. (...) Gli organizzatori cureranno e regoleranno l'accesso all'area, in modo tale da evitare interferenze con le abitazioni esistenti. Per permettere la buona riuscita della manifestazione, ci permettiamo di chiedere una vostra collaborazione per i piccoli disagi che, indipendentemente dalla volontà degli organizzatori (grande disclaimer, ndE), dovessero verificarsi. (...)". Firmato Comune di Venezia. In pratica, l'uomo che morde il cane. E siamo solo alla prima edizione...
Il cartellone, lo avete visto, è quanto di più plausibile a rappresentare l'italico indie nell'anno corrente. Verrebbe da dire che, in assenza di Frequenze Disturbate, è il top delle rassegne estive; è anche vero che a Urbino stazionavano ogni anno ospiti stranieri di assoluto appeal, mentre qua i nomi di oltreconfine sono di secondo, terzo o quarto piano. Mai come adesso, quindi, largo al meglio d'Italia.
Ieri, per esempio, due realtà oblique e sfarfallanti sui generi hanno calcato il palco come meglio non potevano, dando prova non solo di acquisita maturità, ma anche di una versatilità così poco usuale, così poco italiana. Gli Yuppie Flu stanno cambiando pelle, forse, e almeno al soddisfacimento del mio gusto la loro strada si acconcia ad essere più consonante: 'Our nature' e 'Food for the ants' una spanna evidente sopra tutte, pezzi contagiosi, masticabili, infusori di euforico buonumore. Gli Elle, che giocavano in casa, collaudati e sorprendenti al tempo stesso. Per chi come me li ricorda e li ama dai tempi di Caffé Cadillac (altra line up, anche altri suoni), l'atmosfera liquida e lisergica della band del 'Carogna' & Co. è un regalo, un atout da giocare su altri tavoli, con altre bandiere, ché se si guarda bene non è tutto così verde il giardino del vicino, come NME ce lo dipinge. Partito nell'etere con il viaggio astroscientifico di 'Everyday', e passando per il culmine della cover beatlesiana di Dear Prudence (grazie Cesco per la segnalazione), il trio mestrino conclude con la morr-ish 'My courtesy (have a nice day)' un trip cui solo una scelta di luci in understatement ha parzialmente negato la consacrazione totale.
Prima di questa esaltante cavalcata con due delle migliori realtà della penisola, tocca dire (ma proprio?) del sottoscritto mischiadischi. Relegato nell'angolo beveraggi, con le casse direzionate orizzontali sul davanti a modo di cannoni, ho tenuto per un'ora la parte di quello del preascolto. Il digei del preascolto, si sa, è deputato a far scoprire le novità, a scovare improbabili B-sides meglio dei lati A, a far girare per un attimo la testa. Può in certi casi osare l'inosabile, fare un filotto di college pop e con opportune deviazioni portare sulle spiagge deserte del post-post, e anche rispondere all'inevitabile domanda, reiterata: "Chi sono questi? Eh, sono gli Offlaga Disco Pax..."
Intanto le zanzare, così poco pop e compiacenti, prendevano il sopravvento. Volatili a zig zag, in sciami divergenti, percepibili nonostante il rombo degli aerei che stavano a cinquanta, cento metri da noi. Aerei che partivano, che arrivavano, veicolanti persone, storie, così come persone e storie attendevano sulla piattaforma e nei pressi. Chissà quante storie ne ricaverà la ragazza che dovreste conoscere, inaspettatamente presente, al pari del guardator di scarpe, reduce dal Fib e da 18 ore di furgone, e già in procinto di partire di nuovo... con loro, uno dei Mice Cars, a raccontarci aneddoti valenciani, di roadies furiosi, greci strafottenti, e blogger terze chitarre...
Menzione d'onore alla novità di questo più che promettente festival: la sezione video e cortometraggi, curata con perizia dai due Grimoons, Solenn e Alberto. A mezzanotte, appena l'ultima nota veniva emessa e nell'aria volteggiava il feedback, partiva la proiezione di pezzi di storia culturale veneziana del Novecento, grazie ai benemeriti della Pasinetti. Sullo schermo mani a coprirsi l'una l'altra, appena dietro, divisa solo da un terrapieno, la silhouette dei campanili -veri- della città cinetica.
Festival a venire. Una pioggia, praticamente. Venerdì e sabato 20 e 21, a San Martino Buon Albergo (Verona), GreenFly, con (fra gli altri) Rosolina Mar, Mosquitos, Yuppie Flu, Bikini The Cat, GoodMorningBoy, Riccardo Sinigallia.
Dal 25 al 29, a Musile di Piave, nel Veneto orientale, Fiesta (in onore della merendina al curaçao, spero, non dell'anonima utilitaria). Cartellone variegato con diverse chicche: venerdì 27 Capossela in reading al pianoforte, domenica 29 la presentazione di 'Andate e ritorni' del mio amico Ferrucci, e a seguire uno scatenato live -gratuito!- dei Montefiori Cocktail, che come tirano su lo spettacolo loro, credo pochi, ben pochi... :) Addirittura, dopo di loro, se qualcun* se la sente di farcela, la consolle sarà il regno di Daniele Marcassa, un personaggio con le mie stesse ossessioni... "dopo un lungo lavoro su se stesso"!
Infine (?) a settembre, nel weekend tra il 17 e il 19, a Galliera Veneta (Padova), il Fosbury Records Festival, con gli ottimi En Roco (venerdì), Artemoltobuffa, Valentina Dorme e il digei set dei miei guru Martini Bros. Per tutti gli eventi riportati, se qualche anima pia ha da offrire passaggi auto da e per Venezia, ringrazio anticipatamente.
Dove. saremo. ora. Tra poche ore sceglieremo cosa far ascoltare prima di Rosalia De Souza, la raffinata interprete della nuova bossa. Arena 'Eleonora Duse', Sottomarina Lido, ore 21 (ma il digei set comincia poco dopo le 19).
Venerdì saremo al Vapore Estate Village, immancabili. Sabato, pronti alla grande sfida: divisi da soli 200 metri in linea d'aria, Lui e io tireremo mattina sui rispettivi dischi. Gli lascio volentieri l'esuberante platea del Sugarbeach, la riedizione della terrazza mare all'Astoria dove le nostre madri shakeavano sul beat, oggi presumibilmente affollata di viveurs da trecento carte in tasca, collane seriali, pensieri ancora di più; e mi tengo tutta la poca, scelta, incrollabile clientela del Pointbreak, spartano ma irrinunciabile chiosco sulla spiaggia -zona bagni Clodia- che dall'ora dello spriz si vedrà riversare, finché vorrà restare, tutte le sciccherie che potrò, e la California 60s, l'Estate per antonomasia.
Chapeau. Se tant* bloggers sono in ferie, c'è chi rarefà i suoi interventi. Ma quando scrive... Max Biolay, sei un grande. Un grande autore di cinema. Da encomio pure i post sul live torinese dei Baustelle, e sul tuo vivere l'attesa vagliando i due dischi.
Enver ha esaurito le damigiane alle | 00:06 | commenti (12)
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